Zendaya grande protagonista della seconda stagione della serie tv Sky “Euphoria”, spintasi ancora più oltre; continua a sorprendere.

Sono passati quasi tre anni da quando Sam Levinson aveva sconvolto l’America e non solo nel parlarci senza filtri, senza retorica e alcuna pietà della disastrata Generazione Z. Nel farlo, ci ha mostrato che esiste la possibilità di creare il prodotto culturale definitivo in grado di rappresentare questa strana gioventù fatta di connessioni ramificate e fragili, di colpe dei padri, di un’esistenza influenzata da paura, opinioni degli altri e incertezza sulla propria identità. Euphoria può rivendicare lo status di totem ipnotico e potentissimo.
La seconda stagione sbarcata su Sky ha portato se mai fosse possibile ancora più in alto l’asticella da ogni punto di vista. Potete pensare ad ogni componente con cui valutiamo una serie tv, dalla sceneggiatura alla regia, dal montaggio alle interpretazioni, fino alla fotografia e ritmo. Nessun altro prodotto seriale di questo secolo è stato così brutalmente onesto; spietatamente realistico e raffinato nel guidarci dentro la mente in perenne cambiamento di chi non sa ancora chi è, cosa farà nella sua vita, mentre combatte con dolore, tentazioni, solitudine e dubbi.
Il tutto a maggior gloria di lei, di Zendaya, della sua Rue Bennett; in questa seconda stagione diventa ancora di più simbolo di un male di vivere profondo e articolato in modo impareggiabile.





